Da maggio a ottobre 2026 l’uso degli agenti AI in Italia è cresciuto più velocemente che quasi ovunque in Europa. Lo dice “Europe’s Agentic Opportunity”, il report pubblicato a ottobre dal gruppo di ricerca economica di OpenAI: nelle piccole e medie imprese italiane gli utenti settimanali di agenti sono aumentati di 10,8 volte in cinque mesi. Solo il Belgio ha fatto meglio. Quindi è una buona notizia. Però il report contiene anche un avvertimento, e per una PMI è la parte più utile da leggere.
Cosa dice il report OpenAI sugli agenti AI in Italia
Il documento, disponibile in PDF sul sito di OpenAI, misura quanto le imprese europee usano gli strumenti agentici, cioè quelli che portano avanti un compito dalla pianificazione fino al risultato invece di rispondere a una singola domanda. In sintesi, i numeri principali sono tre.
- Crescita delle PMI: nell’Unione gli utenti settimanali di agenti nelle imprese fino a 200 utenti sono cresciuti di 8,1 volte da maggio. In Italia di 10,8 volte, in Belgio di 12,1.
- Peso del lavoro agentico: a fine settembre oltre metà del testo prodotto dalle imprese europee con questi strumenti arrivava da attività agentiche. In Italia la quota è del 65%.
- Divario di profondità: le imprese europee più avanzate producono oltre quattro volte il lavoro per utente delle imprese tipiche, ma restano a meno della metà delle imprese più avanzate del resto del mondo.
Questi numeri vanno letti con attenzione, perché raccontano due cose diverse: la prima è che le piccole imprese italiane hanno scoperto gli agenti in pochi mesi, soprattutto dopo il lancio di nuovi strumenti di lavoro a luglio; la seconda è che la maggior parte di loro li usa ancora in modo occasionale, su compiti singoli e non su processi interi, come vedremo più avanti.
Inoltre, secondo il report, nel 2025 il 20% delle imprese europee con almeno dieci addetti usava l’intelligenza artificiale, contro il 13,5% dell’anno prima.
Il dato più interessante: cosa chiedono gli italiani agli agenti
Per ogni Paese il report indica l’attività lavorativa più caratteristica rispetto alla media europea. Ad esempio in Austria è la ricerca giuridica, nei Paesi Bassi la scrittura di piani di marketing. In Italia, insieme a Repubblica Ceca e Grecia, è l’esame di materiali e documenti per verificarne l’accuratezza o la conformità.
Infatti non è un caso. Le imprese italiane vivono di carte: capitolati, certificati, schede tecniche, dichiarazioni dei fornitori, pratiche per i bandi, adempimenti normativi. Quindi gli agenti vengono usati soprattutto dove il lavoro è ripetitivo, delicato e pieno di dettagli da controllare. Nel nostro lavoro con le aziende tra Fermo e Macerata lo vediamo ogni settimana: la prima richiesta raramente è “scrivimi un post”, molto più spesso è “aiutami a controllare questi documenti senza perdere una giornata”.
Di conseguenza i campi in cui gli agenti rendono di più in una PMI italiana sono già chiari: preparazione dei dati per il Passaporto Digitale di Prodotto, verifica dei requisiti dei bandi, controllo di ordini e fatture, adeguamento all’AI Act.

L’avvertimento: tanta diffusione, poca profondità
Tuttavia il sottotitolo del report è il messaggio vero: passare dall’ampiezza alla profondità. In altre parole, tante aziende hanno provato gli agenti, ma poche li hanno messi davvero dentro i processi. Il divario tra imprese di frontiera e imprese tipiche, oltre quattro volte, misura proprio questo. Chi usa gli agenti per compiti sparsi ottiene piccoli vantaggi; chi riorganizza un processo intorno a loro moltiplica il risultato.
È lo stesso schema che abbiamo descritto parlando di perché i progetti AI falliscono: la sperimentazione senza un obiettivo misurabile resta un gioco. Al contrario, un solo processo seguito bene, con un responsabile e un numero da migliorare, produce risultati che si vedono nel bilancio.
Le tre direzioni indicate da OpenAI, tradotte per una PMI
Infine il report chiude con tre indicazioni generali. Le riporto con quello che significano in un’azienda di venti persone.
1. Superare la fase di prova
Prima di tutto bisogna smettere di provare strumenti a caso e scegliere un processo, uno solo, con un responsabile, un obiettivo misurabile e una data entro cui valutare il risultato. Ad esempio la verifica dei documenti dei fornitori, visto che è proprio il compito in cui gli italiani usano di più gli agenti. Ne abbiamo parlato nella guida ai workflow di agenti AI.
2. Dare competenze e fiducia alle persone
Del resto le persone usano bene ciò che capiscono. Perciò servono poche ore di formazione pratica sul proprio lavoro, non corsi generici sull’intelligenza artificiale. Ne parliamo nella guida sulla formazione AI finanziata, che spesso si può coprire con fondi interprofessionali o bandi regionali.
3. Rendere accessibili le capacità avanzate
In pratica, per una PMI significa partire con strumenti che costano poco e crescere solo quando il risultato è dimostrato. Inoltre voucher camerali e bandi regionali possono coprire una parte dell’avvio.
I limiti di questi numeri
Attenzione però a non leggere il report come una fotografia dell’Italia intera. I dati arrivano solo dagli account aziendali di OpenAI, quindi descrivono le imprese che già usano quei prodotti, non tutte le imprese. Inoltre una crescita di 10,8 volte parte da una base che a maggio era ancora piccola. Infine il report è pubblicato da un’azienda che vende proprio questi strumenti, e va letto anche con questa consapevolezza. Resta comunque il dato di tendenza più aggiornato disponibile, e la direzione coincide con quella delle statistiche pubbliche.
C’è poi un rischio che cresce insieme all’uso, e per questo va affrontato subito. Più agenti entrano in azienda, più serve sapere chi sono, cosa possono toccare e chi ne risponde. Lo abbiamo spiegato nell’articolo sull’identità degli agenti AI.
Da prova a processo: il passo che fa la differenza
Gli agenti AI in Italia stanno entrando nelle aziende a una velocità che pochi avevano previsto, e le PMI italiane sono tra le più rapide d’Europa. Per questo ora la sfida non è adottarli, ma usarli in profondità, su un processo che conta. Se vuoi capire quale processo della tua azienda può fare questo salto, partiamo da un check-up AI gratuito di 30 minuti. Prenota il check-up.
Nota di trasparenza: questo articolo è stato redatto con il supporto dell’intelligenza artificiale e rivisto da Gian Maria Colotto di Creaitivity.

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