In due settimane, a ottobre 2026, uno sviluppatore di Atlanta ha pubblicato gratis sette alternative ai programmi Adobe e poi tre alternative a Word, Excel e PowerPoint. Le ha scritte con l’aiuto di un modello di intelligenza artificiale. È il segnale più forte di una tendenza che cresce da mesi: clonare software con l’AI e renderlo disponibile a tutti, senza abbonamento. Per una PMI che paga licenze ogni mese sembra una buona notizia. In parte lo è. Però dietro il “gratis” ci sono domande che conviene farsi prima di installare qualunque cosa.

Cosa sta succedendo: Photoshop e Office rifatti in poche settimane

Secondo Gizmodo, all’inizio di ottobre Brandon Thomas ha rilasciato su GitHub il progetto ArtCraft: sette programmi open source scritti in Rust che imitano Photoshop, Illustrator, Premiere, Lightroom, Acrobat, After Effects e InDesign. Ha dichiarato di averli costruiti con Claude Opus 5.5, partendo dal comportamento osservabile dei programmi originali e senza copiarne il codice. Poco dopo sono arrivati WordCraft, GridCraft e DeckCraft, le alternative alle applicazioni Office, rilasciate con licenze permissive come MIT e Apache 2.0.

Tuttavia lo stesso autore li definisce versioni alpha, “non ancora pronte”. Il giornalista di Gizmodo che ha provato il clone di Photoshop ha trovato gli strumenti di base al loro posto, ma anche funzioni instabili. E le percentuali di copertura dichiarate, intorno al 60% per Word e al 50% per Excel, sono stime dello sviluppatore, non verifiche indipendenti.

I vantaggi di clonare software con l’AI

Partiamo da ciò che c’è di buono, perché è reale. Prima di tutto i costi: una piccola agenzia che paga dieci abbonamenti a programmi di grafica spende ogni anno migliaia di euro. Un’alternativa gratuita, anche se meno completa, può bastare per i lavori semplici.

In secondo luogo c’è la libertà dai fornitori. Quando un programma diventa lo standard di fatto, chi lo vende può cambiare prezzi e condizioni quasi a piacere. Del resto Adobe nel 2026 ha chiuso un accordo da 150 milioni di dollari con le autorità americane proprio sulle pratiche dei suoi abbonamenti. Un’alternativa credibile riequilibra il rapporto di forza.

Infine c’è un vantaggio che conosciamo da vicino. Anche noi di Creaitivity distribuiamo gratuitamente alcuni software audio sviluppati con l’aiuto dell’AI, i progetti JAM, e abbiamo visto quanto si è ridotto il tempo per passare da un’idea a un programma funzionante. In pratica oggi un piccolo team può costruire strumenti su misura che cinque anni fa avrebbero richiesto mesi di sviluppo.

Le preoccupazioni: sicurezza e manutenzione

Ora il rovescio della medaglia. Il primo rischio è la sicurezza. Un programma scritto in fretta, anche se il codice è pubblico, non è stato controllato da nessuno con la cura di un prodotto commerciale maturo. Se lo installi sui computer dell’ufficio, gli dai accesso ai file dei clienti. Per questo Gizmodo stesso invita alla cautela prima di scaricare software generato in questo modo. Abbiamo parlato dei rischi più comuni nella guida alla sicurezza dei dati nell’AI.

Il secondo rischio è l’abbandono. L’AI ha reso molto più economico iniziare un progetto, ma quasi per nulla più economico mantenerlo. Tra gli sviluppatori si parla già di “cimiteri di cloni”: programmi nati con grande entusiasmo e lasciati senza aggiornamenti dopo pochi mesi. Se costruisci il tuo lavoro quotidiano su uno di questi, ti ritrovi con un attrezzo che nessuno ripara.

Il terzo è la compatibilità. Un clone che apre male un file .docx con tabelle complesse, o un foglio Excel con macro, ti costringe a rifare il lavoro. Attenzione soprattutto ai documenti che scambi con clienti e fornitori, perché un errore di formattazione in un preventivo o in un capitolato non resta un problema interno: arriva dritto sulla scrivania di chi deve decidere se lavorare con te.

Clonare software con l'AI: vantaggi e rischi per una PMI

Le criticità legali: si può davvero copiare un programma?

La risposta breve è: le funzioni sì, il codice e i marchi no. La Corte di giustizia dell’Unione europea, nella sentenza SAS Institute (causa C-406/10) del 2012, ha stabilito che la funzionalità di un programma, il linguaggio di programmazione e il formato dei file non sono protetti dal diritto d’autore. Quindi riscrivere da zero un programma che fa le stesse cose è, in linea di principio, lecito.

Il confine però è sottile. Copiare il codice, usare nomi e loghi simili all’originale o imitare l’aspetto grafico in modo confondibile può violare il diritto d’autore, i marchi o le regole sulla concorrenza sleale. Inoltre non sempre è chiaro su quali dati è stato addestrato il modello che ha scritto il codice. Per un’azienda che usa il clone il rischio è basso; per chi lo vende o lo distribuisce va valutato con un legale.

Cosa conviene fare in azienda

Secondo me la regola giusta sta nel mezzo. Un clone gratuito può essere ottimo per provare, per lavori semplici e per postazioni secondarie. Invece per i processi critici, come contabilità, documenti contrattuali e file che scambi ogni giorno con i clienti, serve uno strumento con un responsabile chiaro, aggiornamenti garantiti e un modo sicuro per esportare i dati se un giorno decidi di cambiare.

Prima di installare un software clonato, quindi, fai quattro verifiche: chi lo mantiene, quando è uscito l’ultimo aggiornamento, se apre correttamente i tuoi file reali e se puoi esportare tutto in un formato standard. Per scegliere gli strumenti con metodo, abbiamo raccolto i criteri nella guida agli strumenti AI per PMI. E se il confronto è tra gratis e a pagamento, leggi anche l’articolo su modelli IA gratis o a pagamento.

Il gratis vero non esiste: scegli dove conviene

Clonare software con l’AI non è una moda passeggera: cambierà i prezzi di molti programmi che usi ogni giorno, e probabilmente in meglio. Però il gratis vero non esiste: si paga in tempo, in sicurezza o in dipendenza da qualcuno che domani potrebbe sparire. Se vuoi capire quali licenze della tua azienda nelle Marche si possono sostituire senza rischi, partiamo da un check-up AI gratuito di 30 minuti. Scrivici dal sito.

Nota di trasparenza: questo articolo è stato redatto con il supporto dell’intelligenza artificiale e rivisto da Gian Maria Colotto di Creaitivity.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *