La domanda sulla formazione intelligenza artificiale obbligatoria mi arriva quasi ogni settimana, e la risposta è cambiata. Fino a poco tempo fa l’AI Act chiedeva alle aziende di garantire un’adeguata alfabetizzazione al personale che usa l’intelligenza artificiale. Con l’AI Omnibus, entrato in vigore il 27 luglio 2026, secondo le fonti che ho consultato quell’obbligo diventa una raccomandazione non vincolante. Di conseguenza non dovrebbe esserci più una sanzione per chi non forma, ma conviene verificarlo sul testo ufficiale. Tuttavia questo non vuol dire che formare sia inutile. In questa guida ti spiego perché, e come farlo senza sprecare budget.
Cosa è cambiato con l’Omnibus
Il regolamento (UE) 2026/1744 ha spostato diverse scadenze e modificato alcune regole. Per la formazione, le fonti concordano su un punto: l’impegno a favorire l’alfabetizzazione sull’AI resta come indirizzo, ma non pesa più come obbligo per le imprese. Un limite va detto subito: il testo è recente, le interpretazioni sono ancora in evoluzione e conviene verificare il regolamento sul sito della Commissione europea dedicato all’AI Act prima di prendere decisioni formali. Per il quadro completo delle nuove date leggi la guida sull’AI Act Omnibus per le PMI.

Formazione intelligenza artificiale obbligatoria o no: cosa conviene fare
Se l’obbligo non c’è, perché formare? Ci sono tre ragioni pratiche. La prima è la sicurezza dei dati: un collaboratore che non sa cosa non incollare in un chatbot può far uscire informazioni riservate in pochi secondi. Poi c’è la qualità: chi sa scrivere richieste efficaci ottiene risultati migliori e perde meno tempo a correggere. Infine conta la fiducia dei clienti, che chiedono sempre più spesso come usi questi strumenti.
Perciò la formazione smette di essere un adempimento e diventa una scelta di convenienza, che ogni azienda valuta in base ai rischi e ai benefici concreti. Questo cambia anche il modo di impostarla: non serve un corso lungo e generico per tutti, ma un percorso breve e mirato sui compiti che le persone svolgono davvero ogni giorno.
Cosa deve contenere una formazione utile
Dopo anni di formazione in settori diversi, dalla vendita al marketing, ho imparato che le persone ricordano ciò che possono usare il giorno dopo. Per l’intelligenza artificiale un percorso efficace ha quattro blocchi:
- Cosa è e cosa non è: come funzionano i modelli, perché possono sbagliare e inventare dati.
- Cosa non incollare: i dati riservati, i dati dei clienti, le password.
- Come scrivere buone richieste: esempi pratici legati al lavoro del partecipante.
- Come controllare il risultato: verifica dei fatti, dei numeri e del tono prima di usare un testo.
Quindi bastano in genere due mezze giornate per portare un gruppo a un uso consapevole, con esercizi sui documenti dell’azienda. Se ti serve una panoramica dei contenuti possibili leggi la pagina sul corso AI per aziende.
Si può finanziare la formazione sull’AI?
Sì, in molti casi, anche se non sempre. Esistono fondi interprofessionali e misure regionali o camerali che coprono tutto o parte del costo della formazione, purché il corso rispetti i requisiti richiesti. Le regole cambiano da misura a misura, quindi vanno controllate caso per caso. Per un approfondimento sulle strade disponibili leggi la guida su formazione AI finanziata per le aziende. Nelle Marche conviene verificare anche le proposte della Camera di Commercio e della Regione, che pubblicano periodicamente bandi sul tema.
Io ho lavorato a lungo con la finanza agevolata e so quanto una pratica ben preparata faccia la differenza. Per questo consiglio di partire dal progetto formativo e solo dopo cercare lo strumento di finanziamento adatto, e mai il contrario, perché un corso costruito solo per rientrare in un bando raramente serve alle persone.
Quanto tempo e quanto budget servono
Per una PMI con 10 persone, un percorso base di 8 ore totali, suddiviso in due incontri, è in genere sufficiente per portare tutti a un uso consapevole. Se il costo del personale è di circa 25 euro l’ora, le 8 ore di presenza di 10 persone valgono 2.000 euro di tempo, a cui si aggiunge il compenso del formatore. Sono cifre illustrative, ma mostrano che il vero costo è il tempo delle persone e non la parcella. Per questo ha senso collegare la formazione a un obiettivo misurabile, per esempio ridurre del 30% il tempo dedicato alla stesura di mail e preventivi, così da recuperare l’investimento in pochi mesi e da poterlo dimostrare con numeri semplici.
Come si misura se la formazione ha funzionato
Un corso senza verifica è una spesa difficile da difendere. Perciò prima di iniziare conviene fissare due o tre indicatori semplici. Ad esempio il tempo medio per scrivere un preventivo, il numero di errori trovati nei testi prodotti con l’AI e la quantità di richieste interne al responsabile sull’uso degli strumenti. Dopo un mese si confrontano i dati con quelli di partenza, e così si capisce se il percorso ha funzionato o se serve un richiamo. Inoltre aiuta quando un cliente chiede come usi l’AI. Hai dei numeri, non solo buone intenzioni.
Gli errori che vedo nelle aziende
Il primo errore è pensare che, senza obbligo, la formazione non serva. Poi c’è chi forma tutti allo stesso modo, ignorando che un commerciale, un amministrativo e un responsabile di produzione usano l’AI in modi diversi. Infine c’è chi fa un solo corso e poi se ne dimentica, mentre gli strumenti cambiano ogni pochi mesi. Per questo suggerisco un richiamo breve ogni sei mesi, dedicato alle novità e agli errori emersi nell’uso quotidiano.
Un’ultima osservazione. Anche senza obbligo, scrivere in una pagina chi ha seguito la formazione e quando è una buona abitudine. Se un cliente o un’assicurazione chiede garanzie, hai un documento da mostrare.
Il prossimo passo
Parti da una domanda semplice: chi, in azienda, usa già l’intelligenza artificiale, e per fare cosa? Con la risposta puoi costruire un percorso su misura. Se vuoi un aiuto, scrivici dal sito: facciamo un audit AI gratuito, ti indichiamo cosa serve davvero e ti aiutiamo a capire se esistono fondi per finanziare la formazione.
Nota di trasparenza: questo articolo è stato redatto con il supporto dell’intelligenza artificiale e rivisto da Gian Maria Colotto di Creaitivity. Non costituisce consulenza legale.

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