L’intelligenza artificiale in Italia è già entrata nella vita quotidiana, ma non ancora nella fiducia delle persone. Lo dicono i numeri del report Digital 2027 Global Overview, pubblicato a ottobre 2026 da We Are Social e Meltwater: il 76,1% degli italiani online usa strumenti di AI ogni mese, eppure solo il 21,9% dichiara di sentirsi a proprio agio nel farlo. In altre parole, tre persone su quattro la usano e appena una su cinque si fida davvero. Per chi guida una PMI questo divario è un’informazione preziosa, perché indica dove si trova il lavoro da fare.

Chi ha creato il report Digital 2027 e da dove vengono i dati

Prima di leggere i numeri conviene sapere chi li ha raccolti. Il Digital 2027 Global Overview Report è il quindicesimo anno della serie Global Digital Reports. È co-presentato da We Are Social, agenzia creativa specializzata in social, e da Meltwater, piattaforma di media e social intelligence. Il documento è stato compilato da Manochi Pte. Ltd. per conto di We Are Social, e l’analisi è firmata da Simon Kemp, Chief Analyst di DataReportal, il sito che ospita l’intera serie.

Inoltre il report non nasce da una sola indagine. I partner dichiarati sono Manochi, GWI, Similarweb, Statista, Semrush, GSMA Intelligence, Ookla e Skai. Nella sezione dedicata all’intelligenza artificiale, invece, le fonti citate grafico per grafico sono queste:

  • GWI, indagine sui consumatori del secondo trimestre 2026 (utenti internet dai 16 anni in su);
  • Microsoft Global AI Diffusion Index (settembre 2026), basato sulla telemetria Microsoft;
  • Similarweb e Statcounter, per app, siti e traffico generato dalle piattaforme AI;
  • OpenAI Signals, per i temi delle conversazioni su ChatGPT;
  • Google Trends, Google & Ipsos (Multi-Country AI Survey 2026) e AI in the Wild (giugno 2026);
  • Meltwater, per l’analisi delle fonti che le AI citano quando parlano di brand.

Il dato mondiale: un adulto su tre usa già l’AI generativa

A livello globale la crescita è la più veloce dell’intero report. Secondo le stime di Manochi, gli utenti mensili attivi di AI generativa sono 3,24 miliardi, pari al 38,9% della popolazione mondiale, con un aumento del 57,2% in un anno (+1,2 miliardi di persone). Al contrario, internet cresce solo dello 0,9% e i social del 2,7%. Inoltre, secondo GWI, l’85,2% degli utenti internet nel mondo usa qualche strumento di AI ogni mese.

Anche le ricerche su Google raccontano lo stesso fenomeno. Tra luglio 2025 e giugno 2026 la parola “AI” è la quinta query più cercata al mondo, in crescita del 90%, mentre “ChatGPT” è settima (+70%). Le crescite più forti riguardano però Gemini (+450%) e Claude (+250%).

Intelligenza artificiale in Italia: tanto uso, poca fiducia

Ed ecco il punto che riguarda da vicino le aziende italiane. Infatti i dati GWI del secondo trimestre 2026 disegnano un Paese che usa l’AI quasi quanto il resto del mondo, ma che ne parla con molto più scetticismo.

Intelligenza artificiale in Italia: confronto tra uso e fiducia, dati Digital 2027
Fonte: GWI Q2 2026, in Digital 2027 Global Overview Report (We Are Social e Meltwater)
  • usa strumenti di AI ogni mese: 76,1% in Italia contro l’85,2% mondiale;
  • usa ChatGPT ogni mese: 31,0% contro il 34,7%; Gemini: 28,2% contro il 28,7%;
  • paga un abbonamento a uno strumento AI: 4,0% contro il 9,5%;
  • si sente a proprio agio con prodotti e servizi AI: 21,9% contro il 30,3%;
  • crede che l’AI migliori la propria vita quotidiana: 21,5% contro il 31,7%;
  • crede che l’AI porti benefici alla società: 22,0% contro il 32,5%;
  • crede che l’AI creerà più opportunità di lavoro: 9,4% contro il 19,3%.

C’è poi un dato che sorprende. Secondo il Microsoft Global AI Diffusion Index, in Italia il 31,4% della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) usa attivamente l’AI generativa, contro una media mondiale del 18,8%. Quindi l’adozione c’è, ed è perfino sopra la media globale. Manca piuttosto la fiducia, insieme alla percezione di un vantaggio concreto.

Perché gli italiani usano l’AI (e cosa chiedono davvero)

Prima di tutto, il motivo principale resta la ricerca di informazioni. Nel mondo il 60,4% degli utenti attivi usa l’AI per trovare informazioni, e in Italia la quota sale al 64,1%. Seguono i consigli per risolvere problemi (40,6% nel mondo, 41,0% in Italia), l’apprendimento di nuove competenze (38,4%), la creazione di immagini o video (35,5%) e il risparmio di tempo (33,8%). Allo stesso modo, per i consigli personalizzati su prodotti e viaggi l’Italia è al 32,3%, sopra la media mondiale del 31,0%.

Anche le conversazioni su ChatGPT confermano la tendenza. Secondo OpenAI Signals, a giugno 2026 le richieste di guida pratica valgono circa il 32% delle chat, mentre la scrittura scende al 22,3% e l’aiuto tecnico al 4,2%. Infine AI in the Wild, che analizza post su forum e social, mette al primo posto “terapia e compagnia”, e vede salire “work buddy” (dalla 43ª all’8ª posizione) e le operazioni di agenti autonomi, una voce nuova in classifica.

Chi vince tra ChatGPT, Gemini e Claude

Anzitutto ChatGPT resta il riferimento. Fatto 100 il numero di utenti mensili della sua app ad agosto 2026, Gemini vale 32,1, Copilot 16,7, Claude 14,8, DeepSeek 11,0 e Perplexity 5,3 (fonte: Similarweb). Inoltre ChatGPT genera il 77,89% del traffico che le piattaforme AI inviano ai siti web nel mondo, ma in Italia la sua quota scende al 65,76%, segno che qui gli altri assistenti pesano di più (fonte: Statcounter, luglio 2026).

La crescita più rapida, invece, è quella di Claude: l’indice degli utenti dell’app è passato da 100 ad agosto 2024 a 7.912 ad agosto 2026, e le visite al sito claude.ai sono cresciute del 128% nel solo secondo trimestre 2026. Anche Gemini corre, con un indice app passato da 100 a 2.478 nello stesso periodo.

Cosa cambia per la visibilità della tua azienda

A questo punto il report diventa operativo per chi vende. Secondo GWI, l’11,2% degli italiani online scopre nuovi brand tramite strumenti come ChatGPT e Perplexity, e il 17,1% li usa per informarsi prima di un acquisto. Ma da dove prendono le informazioni le AI? L’analisi di Meltwater su 7 milioni di citazioni in 8 piattaforme (agosto 2026) risponde così: 29,4% da media e notizie, 7,2% dai social, 1,3% dalle recensioni e appena 0,2% dai comunicati stampa. Su LinkedIn, poi, il 75% delle citazioni riguarda post di singole persone e solo il 25% pagine aziendali.

In pratica, quindi, un comunicato in più serve a poco. Di conseguenza contano articoli indipendenti, contenuti utili sul proprio sito e professionisti che pubblicano a proprio nome. È lo stesso approccio che trovi nella nostra guida ai prompt AI per il lavoro e nell’analisi sull’intelligenza artificiale nelle risorse umane.

Il divario di fiducia è un’opportunità per le PMI

Riassumendo, l’intelligenza artificiale in Italia non ha un problema di adozione: ha un problema di competenze e di fiducia. Le persone la usano da sole, spesso senza regole, e di conseguenza non vedono ancora un beneficio chiaro. Nelle aziende che incontro tra Fermo e il resto delle Marche vedo la stessa scena: i dipendenti usano ChatGPT con l’account personale, mentre il titolare non sa né chi lo usa né per cosa. Per questo un’azienda che forma i collaboratori e sceglie bene i processi parte in vantaggio sui concorrenti. Se vuoi capire da dove iniziare, leggi quali processi automatizzare con l’AI oppure scopri il nostro corso AI per aziende.

I limiti di questi numeri

Comunque va detto con onestà: i dati GWI riguardano gli utenti internet dai 16 anni in su, non l’intera popolazione. Inoltre gli utenti di AI generativa stimati da Manochi contano gli account e non sempre le persone uniche, e considerano solo le piattaforme autonome, non l’AI dentro altri software. Infine la classifica di AI in the Wild riflette le conversazioni online, non l’uso complessivo. Per questo i numeri vanno letti come tendenze, non come misure esatte.

C’è anche un limite pratico. L’AI non conviene dove il processo non è ancora definito o dove l’errore costa troppo: in quei casi prima si mette ordine, e solo dopo si automatizza.

Il prossimo passo

Se in azienda l’AI la usano già tutti, ma nessuno ha deciso come, è il momento di mettere ordine. Scrivici: facciamo un audit AI gratuito e ti indichiamo da quali attività conviene partire.

Fonte: Digital 2027 Global Overview Report, We Are Social e Meltwater, ottobre 2026; compilato da Manochi Pte. Ltd., analisi di Simon Kemp (DataReportal). Dati originali di GWI, Microsoft, Similarweb, Statcounter, OpenAI, Google, Ipsos, AI in the Wild e Meltwater, citati per ciascun grafico.

Nota di trasparenza: questo articolo è stato redatto con il supporto dell’intelligenza artificiale e rivisto da Gian Maria Colotto di Creaitivity.


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